Comunicato stampa.

Ci risiamo.

Notizie gravi precise e concordanti lasciano pensare ad una fine vicina della consiliatura Pizzino.

Ancora una volta, a distanza di un anno da quando finiva l’esperienza Sabatino.

Non è mai bello vedere la fine di un’amministrazione, anche quando la città merita di liberarsene, perché per chi fa politica come noi, in modo disinteressato ed anzi rimettendoci in salute e risorse, non c’è niente da rallegrarsi a vedere un ulteriore fallimento di una comunità che ancora una volta ha scelto gente immeritevole di rappresentarla ed incapace di gestirla.

Un anno fa, non a cuor leggero, firmavamo per lo scioglimento anticipato della giunta Sabatino, mentre erano già presenti gli sciacalli gongolanti che si sono puntualmente candidati, pensando di poter vincere un’elezione poi “governata”  dal pifferaio magico che ha messo in fila i topolini da eleggere e gli elettori per votarli. Ma adesso i topi scalpitano e lui, il pifferaio, ha deciso di disperderli così come li aveva riuniti.

Una domanda semplice e banale: qualcuno di loro ha mai pensato per davvero cosa significhi governare seriamente e in modo integerrimo una città? In questi giorni comunicati stampa e post ovunque, fiumi di parole, anzi fiumi di ipocrisia e falsità, ma risalta nella lettura di questi scritti elaborati sicuramente da luminari e dotti della politica,  non trovare  parole importantissime e chiave come etica, morale, onestà, eguaglianza sociale, meritocrazia… niente, niente di tutto questo!

E come è stato sette mesi fa, chissà se anche stavolta accadrà di notte come la notte prima della presentazione delle liste in cui un Pizzino qualsiasi è stato destinato ad essere il sindaco di questa città.

Certo, indipendentemente dal pifferaio magico a tutti noto, Pizzino merita prepotentemente di andarsene a casa: ha saputo sconvolgere il già precario equilibrio della macchina comunale, ha caricato ai diversi capisettore un carico di lavoro insostenibile, perdendo finanziamenti per circa un milione di euro pacchi di Natale compresi, ha depotenziato l’ufficio tributi piuttosto che potenziarlo, ha affidato al ragioniere di nuova nomina e già oberato  anche il personale e l’economato, non è riuscito a riorganizzare i servizi facendo continue ed illegittime proroghe per non parlare del problema della scuola media , del porto, del Catocastro, e del disagio sociale.Terribile poi la situazione dell’ultimo consiglio comunale (surreale e da non credere se non lo avessimo visto con i nostri occhi!) con il quale è riuscito ad inimicarsi l’associazione commercianti, creando un’ insanabile frattura tra questa e il suo presidente, ha illuso i vigili precari perdendo la possibilità di stabilizzarli e ha mostrato di essere da un punto di vista amministrativo e gestionale lo zero assoluto, spaccando anche la maggioranza che ha mostrato con chiarezza di non essersi evoluta dalla sua realtà di impalcatura elettorale mai diventata squadra di governo. Una lista infinita di incapacità, irregolarità e leggerezze che continuano ad affossare la già agonizzante città.

Di tutto questo Pizzino presentatosi come il risanatore, deve assumersi responsabilità e deve farlo nelle sedi istituzionali: ecco perché abbiamo già pronta una richiesta per incontrarci nella conferenza dei capigruppo, perché la fine di questa amministrazione non sia lasciata al pifferaio magico, ma avvenga nelle sedi opportune come deve essere e davanti alla città.

Non sappiamo dirvi cosa accadrà dopo: potrà esserci chi dall’opposizione prima inciucia e poi insoddisfatto chiede le dimissioni, oppure la vergognosa precedente amministrazione che  invece di temere il giudizio della Corte dei Conti parla del dissesto senza rendersi conto che il dissesto non si fa ma si dichiara e si dichiara solo e soltanto se esiste nei numeri della contabilità di un comune. Per cui dire “noi non l’avremmo fatto” significa dire che avrebbero continuato ad occultare la verità nella carte contabili dei bilanci come è stato fatto per lo meno negli ultimi 25 anni nel Comune di Amantea, grazie ad accordi scellerati tra la parte politica e la parte amministrativa che poi si sono sovrapposte ed “unificate” nell’ultima amministrazione prima dell’inevitabile dissesto.

L’unica speranza rimane solo nella capacità dei cittadini, i più capaci e meritevoli, che devono trovare la forza e il coraggio di mettersi a disposizione di un cambiamento reale per il futuro che può esserci non certo se si crede alle bugie di chi è lì a distruggere politica e città da trent’anni.

Gruppo consiliare M5s

Francesca Menichino

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Calabria a 5 stelle: Passato Presente e Futuro

Vogliamo guardarci negli occhi e condividere spunti di riflessione in un momento delicato del nostro percorso, in cui è necessario costruire partendo dai valori e puntando l’obiettivo:
UN CAMBIAMENTO RADICALE DELLA POLITICA
ATTRAVERSO UNA RIVOLUZIONE CULTURALE
Non c’è spazio per i personalismi, per gli arrivismi.
Abbiamo l’obbligo di dare il massimo per cambiare tutto.
E possiamo farcela!

Vi aspettiamo oggi alle ore 15:00

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ANALISI DEL CATOCASTRO: IL COMANDANTE DEI VIGILI CI NEGA L’ACCESSO

Vogliamo condividere con tutti i cittadini di Amantea la risposta che ci ha dato il comandante della Polizia Municipale alla richiesta di accesso alle analisi Arpacal relative ai prelievi fatti nel Catocastro il 7 ottobre scorso.

Ebbene la risposta è negativa, almeno per il momento, perché le analisi- dice Caruso-  non ce le può fornire perché sono “coperte da segreto almeno fino alla chiusura delle indagini preliminari”.

Le stesse analisi che sono state già oggetto di un comunicato stampa ufficiale dell’amministrazione Pizzino. Ma allora la cosa non è chiara. Il segreto vale per noi, ma non per la maggioranza? Alla nostra domanda se tale segreto valesse anche per il sindaco e la maggioranza il comandante Emilio Caruso ha risposto di si, e ha detto che le analisi non le ha consegnate a nessuno, né a noi, né al sindaco o al suo portavoce Giacco.

Quindi il comunicato stampa del sindaco e del portavoce che vuole tranquillizzare la cittadinanza è stato scritto senza avere in mano le analisi? Oppure violando il segreto istruttorio?

Oppure, in ipotesi,  qualcuno non dice la verità.

In qualunque dei due casi non stiamo messi bene.

 

Perché o il sindaco ed il suo portavoce Giacco hanno tranquillizzato la cittadinanza senza avere disponibilità dei documenti forniti dall’Arpacal, oppure ce l’hanno e il comandante  non vuole fornirle a noi del M5s, motivando con un segreto istruttorio che sembrerebbe già violato.

Di fronte alla difficoltà di reperire il documento ci siamo rivolti anche all’Arpacal che, seppure senza fornirci la documentazione, ci ha chiarito diversi aspetti partendo da una premessa: la polizia municipale non avrebbe campionato correttamente le acque del fiume e dunque le analisi riguardano solo il sedimento, i cui valori non sono normati dalla legge. Dunque queste analisi  non hanno il valore indicativo e probatorio che avrebbero avuto le analisi delle acque, se fossero state campionate e consegnate nei termini previsti dalle norme.

Ovviamente non può finire qui. Perché non ci interessa essere “tranquillizzati” dai sindaci di turno, che prima e dopo le analisi risolvono tutto con la “fuliggine”, ma vorremmo la verità e soprattutto la soluzione dei problemi, e qualche problema nel Catocastro temiamo proprio che ci sia, anche prima di quanto accaduto il 7 ottobre scorso.

Nei prossimi giorni ci metteremo in contatto direttamente con il responsabile Arpacal e la Procura per avere ulteriori informazioni che forniremo alla cittadinanza.

 

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Comunicato Stampa: M5s Amantea, chiesto un incontro istituzionale sul disagio sociale

Sono  innumerevoli le carenze di questa amministrazione: la gestione della macchina comunale di recente sconvolta da una nuova insostenibile pianta organica, la mancanza di un assessore al bilancio e della relativa gestione, l’abbandono dei diversamente abili, l’assenza di decoro, la sporcizia diffusa, la mancanza di tutela dell’ambiente e della salute, il cattivo funzionamento dei servizi, i ritardi inaccettabili di quelli scolastici, nessuna attenzione per i lavoratori.

Ma una tra le più gravi è l’inerzia di fronte al bisogno sociale.

La situazione di disagio sociale che colpisce i cittadini di Amantea è infatti sempre più insostenibile.

E così in tutta l’Italia dove secondo gli ultimi dati Istat ci sono  5 milioni di persone in stato di povertà, ma la situazione è ancora più drammatica in Calabria, e Amantea non si sottrae a questa realtà.

Anzi, assistiamo a continue segnalazioni di varie forme di disagio che vanno dalla difficoltà a soddisfare i bisogni primari per mancanza o insufficienza di lavoro e quindi di reddito, alle emergenze abitative ormai diffuse; e ad Amantea abbiamo anche purtroppo i nostri “senza fissa dimora”. Cosa che è vergognosa.

Da ultimo ci è capitato di sapere di altre situazioni di perdita della casa da parte di famiglie della nostra comunità, due casi nelle ultime settimane e per entrambi abbiamo interessato il sindaco, il vicesindaco e l’assessore ai servizi sociali.

Risposta nel concreto nulla e queste situazioni di disagio che nascono nella solitudine e nella indifferenza delle istituzioni ricevono anche la mortificazione di promesse mai adempiute.

Nei giorni scorsi una nostra concittadina ha minacciato di “incatenarsi” al Comune ed è la stessa persona cui il sindaco aveva promesso interventi e soluzioni, invano.

Durante tutta la precedente consiliatura ci siamo battuti per la situazione indecente dell’immobilismo di fronte alla presenza di tante case popolari assolutamente vuote nonostante l’enorme bisogno presente nella nostra comunità.

Ma nessuna delle cariche istituzionali è stata in grado di risolvere le problematiche presenti.

Sotto le nostre insistenze si è ottenuto di procedere all’aggiornamento delle graduatorie, ma non si è proceduto a liberare gli alloggi assegnati in passato e attualmente non utilizzati o utilizzati  illegittimamente solo d’estate.

Graduatoria che tra l’altro è ferma da un anno e mezzo in attesa che la commissione circondariale di Paola la esamini e la renda definitiva.

Per fortuna però si è mossa la Procura della Repubblica con un’attività di indagine, di cui attendiamo i prossimi risvolti.

Per discutere di questa situazione insostenibile abbiamo appena richiesto un incontro istituzionale al Sindaco, all’assessore competente, al funzionario responsabile, al Comandante dei Vigili, al Comandante della tenenza della Guarda di Finanza e al Comandante della stazione dei Carabinieri.

L’Amministrazione comunale deve render conto alla cittadinanza.

E non può delegare tale compito istituzionale alle “associazioni, alle parrocchie o ai commercianti” come hanno dichiarato ieri sulla stampa. Il comune ha tra le sue funzioni istituzionali quella dei servizi sociali per la quale riceve finanziamenti di varia origine, oltre gli stanziamenti di bilancio comunale. Dove finiscono e come vengono utilizzati questi soldi? Ribadiamo: DOVE SONO QUESTI SOLDI? COME VENGONO SPESI?

Vogliamo avere risposte a queste legittime domande e vogliamo diventare una comunità che riesca a prendersi cura dei suoi cittadini più deboli.

Gruppo consiliare M5s

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Comunicato stampa: M5s Amantea: encomio forze dell’ordine e tutela del territorio

Stamattina si è tenuto ad Amantea un consiglio comunale per deliberare l’encomio solenne al Comandante e ad altri coraggiosi carabinieri che il 22 agosto scorso intervenivano in uno dei tanti incendi di questa estate e mettevano al sicuro 30 persone facendole allontanare dalle loro abitazioni messe in pericolo dalle fiamme, nell’attesa dell’arrivo dei vigili del fuoco e dei mezzi aerei.

Sappiamo bene come in questo anno  l’Italia tutta è stata messa in ginocchio dagli incendi e la nostra regione è stata tra le più colpite. Solo in Calabria sono stati incendiati 413 kmq di zone boschive, equivalenti a 60.000 campi di calcio.

Amantea e zone limitrofe non sono state risparmiate ed anche noi abbiamo visto andare in fumo intere colline e campagne. A tal proposito durante il consiglio di stamane abbiamo presentato un’interrogazione per fare presente la grave situazione di totale abbandono e mancanza di pulizia dei terreni e della politica di prevenzione che un amministrazione deve attuare a tutela della incolumità dei cittadini, delle proprie abitazioni e dell’ambiente.

Alleghiamo interrogazione

 

Oggetto: Interrogazione a risposta scritta e orale in Consiglio Comunale. Art.23 del Regolamento del    Consiglio Comunale. Prevenzione incendi.

 

PREMESSO:

  • Che l’estate 2017 verrà certamente ricordata tra le peggiori degli ultimi decenni sul fronte degli incendi boschivi in Calabria ma anche sul territorio della città di Amantea (è il caso di ricordare l’incendio che oggi ci porta ad encomiare dei rappresentanti dell’ Arma dei Carabinieri) e vorrei ricordare anche i tanti volontari;
  • Che è dato riscontrato una grave carenza di azioni di prevenzione del Comune di Amantea sul piano della gestione e cura del patrimonio boschivo (tra l’altro con tutte le implicazioni eventuali in tema di protezione civile e politica forestale) nonché su quello della predisposizione di misure di mitigazione del rischio o anche sul piano delle misure di deterrenza per gli incendi;
  • Considerato che i mezzi aerei possono essere un ausilio allo spegnimento, mai lo strumento primo o principale e soprattutto rischiano di divenire inefficaci se non coadiuvati da azioni di bonifica (cioè l’intervento a terra per lo spegnimento dei focolai residui) nell’area colpita dagli incendi;
  • Accertato che le mancate o inadeguate bonifiche hanno come conseguenze che un incendio che viene “spento” di giorno riprende durante la notte, perché, dopo il passaggio aereo, non sono state svolte tutte le altre attività necessarie per il suo definitivo spegnimento;
  • In tema degli incendi boschivi è rappresentato dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, nota come “legge-quadro in materia di incendi boschivi”, sulla cui base le regioni hanno l’obbligo di adeguare le norme di riferimento ed il contestuale Piano Regionale Antincendio;
  • La legge di cui sopra è finalizzata alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita e costituisce, nel suo insieme, un principio fondamentale dell’ordinamento ai sensi dell’art. 117 della Carta Costituzionale;
  • La legge 24 febbraio 1992, 225 designa il Sindaco quale Autorità di Protezione Civile a livello comunale, nel modello organizzativo regionale i comuni concorrono nell’organizzazione generale dell’attività di spegnimento degli incendi mediante:

– costituzione e gestione di unità di intervento comunale o convenzioni con squadre di intervento appartenenti alle Associazioni di Volontariato;

-supporto tecnico-logistico alle operazioni di spegnimento degli incendi boschivi;

-attivazione delle unità di intervento nel comprensorio di appartenenza;

-attivazione delle funzioni specifiche richieste in caso di incendio di interfaccia (procedura di cui al modello d’intervento manuale operativo di cui all’art. 3 comma 1° del decreto n. 1 del Commissario Delegato di cui all’O.P.C.M. 22 ottobre 2007 n. 3624);

-attivazione del Presidio Operativo e del Presidio Territoriale.

 

Tanto premesso lo scrivente Consigliere Comunale,

INTERROGA IL SINDACO E L’ASSESSORE DELEGATO ALLA PROTEZIONE CIVILE

per sapere:

  • Quali iniziative l’Amministrazione Comunale ha assunto a sostegno di una efficace azione continuativa di prevenzione incendi, prima o dopo  la stagione estiva 2017, anche attraverso la pulizia del sottobosco comunale e nelle aree siano esse cittadine che rurali a rischio;
  • Se è stato predisposto dall’Amministrazione Comunale un piano antincendio, in sinergia con la Regione Calabria, che possa far fronte in maniera adeguata alle emergenze;
  • Se si intende predisporre per la stagione estiva 2018 servizi di presidio del territorio con personale della Protezione Civile Comunale o da parte del volontariato in modo da rafforzare l’attività di prevenzione e ridurre il tempo di intervento in caso di incendi;
  • Se ci sono  idranti posizionati sul territorio comunale e , se si, se sono stati oggetti di verifica e di manutenzione.

La scrivente, infine, chiede del Signor Sindaco l’impegno:

  • a creare presidi antincendio con idranti a colonna nelle zone periferiche e contrade al confine con fasce boschive;
  • alla realizzazione, dove la morfologia del territorio lo consenta, di sentieri tagliafuoco;
  • a porre le condizioni per la presenza di un presidio ad Amantea dei Vigili del Fuoco, percorso già promosso da alcune associazioni locali ma mai portato a buon fine per il mancato interessamento delle diverse amministrazioni.
  • alla predisposizione prima dell’inizio dell’estate e molto per tempo di un’apposita ordinanza di prevenzione incendi e pulizia dei terreni come avviene in tanti comuni virtuosi.

Si rimane a disposizione per ogni collaborazione istituzionale.

 

Franesca Menichino

Francesca Sicoli

Gruppo consiliare MoVimento 5 stelle Amantea


 

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ONORE AI CADUTI

 

Oggi è il 4 novembre.

Novantanove anni fa in questa data finiva la prima guerra mondiale. E da allora commemoriamo il ricordo di questa giornata, che inizialmente era  l’«anniversario della vittoria», poi divenne  la «festa dell’unità nazionale»; oggi è «festa dell’unità nazionale e giornata delle Forze armate». Onoriamo i tantissimi caduti di quella guerra cruenta e senza pietà. Quanti?

Troppi, solo l’Italia ha perso 1.240.000 persone tra militari e civili, se poi si sommano militari, civili, feriti e mutilati di tutti gli stati coinvolti nella Grande Guerra si può stimare il dato inquietante di 37 milioni.

Uno dei tanti giovani italiani a partecipare a questa guerra fu Carlo Emilio Gadda, volontario appena ventiduenne che nei suoi diari di guerra scrisse:<< […] che realmente la mia , la nostra vita è un brevissimo tempo, che già mezzo è trascorso senza frutto d’onore, senza una gioia. Sentì con intensità spasmodica che non un sorriso di giocondità ha rallegrato i miei giorni distrutti. Ho patito tutto, la povertà, la morte del padre, l’umiliazione, la malattia, l’impotenza del corpo e dell’anima, la paura, lo scherno, per finire a Caporetto nella fine delle fini, non ho avuto amore né niente; l’intelligenza mi vale soltanto per considerare e soffrire gli slanci del sogno, l’amore della patria e del rischio. La passione della guerra mi ha condotto a una sofferenza mostruosa, a una difformità spirituale che non può avere riscontro.

Sentì in quel momento quell’intensità di una scelta… il vuoto, l’orribile vuoto della mia vita, la sua brevità, la sua fine, che cosa avrò fatto per gli uomini, che cosa per il mio paese? Niente, niente.>>

Quanta emozione, quanto patimento in queste parole e quanto rispetto per la sofferenza di quella guerra che per l’Italia è stata soprattutto guerra di trincea.

Chissà invece quale sentire misero accompagnava le parole del generale Cadorna che raccontando Caporetto nel bollettino di guerra successivo  descriveva “la mancata resistenza di riparti della II° Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico”. Era menzogna, fango gettato su chi sul fronte e senza guida perdeva la vita.

La guerra non ha niente di giusto, niente. È la negazione assoluta del rispetto per la vita propria e degli altri. È il barbaro gioco del potere che piega a proprio piacimento menti e corpi. È la massima espressione della stupidità umana. 

MoVimento 5 Stelle Amantea

Consigliere Comunali Francesca Menichino e Francesca Sicoli

ggi è il 4 novembre.

Novantanove anni fa in questa data finiva la prima guerra mondiale. E da allora commemoriamo il ricordo di questa giornata, che inizialmente era  l’«anniversario della vittoria», poi divenne  la «festa dell’unità nazionale»; oggi è «festa dell’unità nazionale e giornata delle Forze armate». Onoriamo i tantissimi caduti di quella guerra cruenta e senza pietà. Quanti?

Troppi, solo l’Italia ha perso 1.240.000 persone tra militari e civili, se poi si sommano militari, civili, feriti e mutilati di tutti gli stati coinvolti nella Grande Guerra si può stimare il dato inquietante di 37 milioni.

Uno dei tanti giovani italiani a partecipare a questa guerra fu Carlo Emilio Gadda, volontario appena ventiduenne che nei suoi diari di guerra scrisse:<< […] che realmente la mia , la nostra vita è un brevissimo tempo, che già mezzo è trascorso senza frutto d’onore, senza una gioia. Sentì con intensità spasmodica che non un sorriso di giocondità ha rallegrato i miei giorni distrutti. Ho patito tutto, la povertà, la morte del padre, l’umiliazione, la malattia, l’impotenza del corpo e dell’anima, la paura, lo scherno, per finire a Caporetto nella fine delle fini, non ho avuto amore né niente; l’intelligenza mi vale soltanto per considerare e soffrire gli slanci del sogno, l’amore della patria e del rischio. La passione della guerra mi ha condotto a una sofferenza mostruosa, a una difformità spirituale che non può avere riscontro.

Sentì in quel momento quell’intensità di una scelta… il vuoto, l’orribile vuoto della mia vita, la sua brevità, la sua fine, che cosa avrò fatto per gli uomini, che cosa per il mio paese? Niente, niente.>>

Quanta emozione, quanto patimento in queste parole e quanto rispetto per la sofferenza di quella guerra che per l’Italia è stata soprattutto guerra di trincea.

Chissà invece quale sentire misero accompagnava le parole del generale Cadorna che raccontando Caporetto nel bollettino di guerra successivo  descriveva “la mancata resistenza di riparti della II° Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico”. Era menzogna, fango gettato su chi sul fronte e senza guida perdeva la vita.

La guerra non ha niente di giusto, niente. È la negazione assoluta del rispetto per la vita propria e degli altri. È il barbaro gioco del potere che piega a proprio piacimento menti e corpi. È la massima espressione della stupidità umana. 

MoVimento 5 Stelle Amantea

Consigliere Comunali

Francesca Menichino e Francesca Sicoli

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AMANTEA, IL M5s IN REGIONE CALABRIA PER LA SCUOLA MEDIA MAMELI

Stamattina siamo stati in Regione, presso il Dipartimento Lavori Pubblici, per tutelare le necessità della nostra comunità di Amantea.

Il 28 luglio scorso la Regione aveva inviato al Comune una comunicazione chiedendo di rinunciare ad uno dei finanziamenti di cui è beneficiaria la scuola media Mameli dichiarata inagibile il 4 marzo scorso.
In realtà i due finanziamenti non sono affatto incompatibili ma assolvono a due funzioni differenti: uno, di 5.900.000 euro è finalizzato alla ricostruzione della scuola, l’altro di 626.000 euro serve alla ristrutturazione dell’edificio dell’ex giudice di pace che dovrebbe essere la sistemazione temporanea degli studenti.
Abbiamo ricevuto attenzione da parte del direttore ingegnere Pallaria e dell’ingegnere Iiritano che ci hanno indicato le procedure da seguire nella piena consapevolezza che è necessario realizzare entrambi gli interventi. I dirigenti regionali lo hanno compreso benissimo mostrando piena disponibilità.
Noi abbiamo fatto la nostra parte ottenendo un risultato concreto su cui costruire lavorare.
Adesso il sindaco completi le procedure e attivi la macchina burocratica nel più breve tempo possibile.
Occorre poi trovare adeguata sistemazione per i ragazzi per l’inizio dell’anno scolastico previsto il 14 settembre, e questa soluzione non è il Campus, nemmeno in modo parziale!
D’altronde abbiamo incontrato la dirigente insieme alla consigliera Sicoli il primo agosto e il sindaco il giorno dopo ed entrambi convergevano sulla necessità di evitare il Campus.
L’alternativa esiste: occorre valorizzare gli edifici che abbiamo e dimostrare che siamo una comunità e che ognuno può fare dei piccoli sacrifici per il bene di tutti. In particolar modo in un sopralluogo effettuato a fine giugno con il sindaco abbiamo constatato che ci sono spazi pressochè sufficienti nel plesso Manzoni che è il più grande e il più sicuro di cui disponiamo. Occorre sedersi a tavolino ed avere la volontà di riorganizzarsi avendo presente la necessità di tutela dei minori prima di ogni altra esigenza.
Questa è stata e continua ad essere la nostra posizione sin dall’inizio di questa vicenda.

Cerchiamo di essere uniti tutti, in particolare noi genitori, e chiediamo la giusta tutela dei minori al Sindaco e alla Dirigenza scolastica come già lunedì scorso ha fatto un gruppo di pacifici e coraggiosi mamme e papà.

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Il Consiglio Comunale urgente si farà, ma non per le motivazioni chieste da noi una settimana fa

Stamattina siamo state in comune e dopo poco incontriamo il messo comunale che ci ha notificato la convoca del consiglio comunale in sessione straordinaria ed urgente che si terrà domani alle 15:30 con un solo punto all’ordine del giorno: “SURROGA CONSIGLIERE COMUNALE A SEGUITO DI PRESENTAZIONI DI DIMISSIONI”.

Le dimissioni sono quelle di Marcello Socievole accusato insieme a Franco La Rupa per voto di scambio e tentata estorsione, vicende che tutti conosciamo e che hanno portato purtroppo di nuovo la bellissima Amantea alla ribalta della cronaca nazionale; a tal proposito avevamo chiesto un Consiglio Comunale urgente il 27 luglio, proprio per discutere dei gravi casi giudiziari che hanno coinvolto la maggioranza con l’arresto di Socievole prima e l’avviso di conclusione delle indagini al consigliere Rocco Giusta che ha dato poi le dimissioni da assessore al bilancio arrivato dopo solo 5 giorni dai precedenti arresti e parlare dei tanti problemi che affliggono la città, confrontandosi nella sede opportuna quale è il consiglio che “rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo” (Art. 1 Statuto Comunale), ma alla nostra richiesta di risposta è arrivato un “garbato” no che pubblichiamo e che viene motivato con la circostanza che “per obbligarne la convocazione deve essere fatta per lo meno da un quinto dei consiglieri” per cui scrive Caterina Ciccia “appare evidente che la vostra richiesta non è esposta agli obblighi di legge”.

Dunque l’unica cosa che domani il consiglio urgentemente convocato dovrò fare sarà provvedere alla surroga del consigliere dimessosi: entrerà Giuseppe Maria Vairo al posto di Socievole. Giuseppe Maria Vairo, giovane architetto che il 13 maggio scriveva su Facebook “la lista azzurra con Mario Pizzino SINDACO, ispirata da Franco La Rupa della quale faccio parte, è la migliore possibile […]” come se fosse un vanto ispirarsi ad un uomo politico conosciutissimo alla magistratura adesso in carcere per voto di scambio e indagato già in vari processi tra cui Nepetia e Omnia.

Dovremmo quindi domani partecipare più o meno passivamente al primo consiglio comunale dopo gli arresti e dopo l’indagine a carico dell’ex assessore Giusta ormai e surrogare Socievole con Giuseppe Maria Vairo, tacendo su tutto quanto il resto. Questo esprime la giunta Pizzino che parlava di trasparenza e partecipazione. D’altronde nella stessa missiva con cui dicono no al consiglio richiesto, scrivono pure che “il sindaco ha già comunicato presso le principali testate giornalistiche il pensiero suo e del suo gruppo di maggioranza al quale si rinvia per i relativi contenuti”. Dovremmo dedurne che il sindaco fa il sindaco sui giornali e non nei consigli comunali?

Ci domandiamo dunque, già sulla sola base dei primi due articoli dello Statuto Comunale, a che cosa serva il consiglio comunale visto l’uso e il consumo che ne fa l’amministrazione Pizzino. Stamattina nonostante tutto, abbiamo cercato di mediare rispetto alle nostre richieste e proposte e abbiamo parlato a lungo col sindaco e la presidente del consiglio, chiedendo di convocare il consiglio non solo per la surroga, ma anche per affrontare e discutere la situazione attuale e qualsiasi altro problema che riguarda la comunità, come per esempio quello delle scuole medie. Ma il punto all’odg è solo uno e nessuno altro.

Col sindaco abbiamo parlato anche degli arresti cercando di metterlo di fronte alle responsabilità delle sue scelte elettorali, ma ha negato tutto anche l’evidenza e ha pronunciato una frase che non dimenticheremo più: in politica la verità non esiste. Cos’altro aggiungere? Che la città tutta viene ancora una volta mortificata dall’arroganza politica di questa “nuova” maggioranza che dimostra senza nessuna vergogna, inadeguatezza morale e politica nel continuare a governare Amantea e richiediamo le doverose e urgenti dimissioni.

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Il M5s ad Amantea chiede la convocazione di un consiglio comunale urgente

Ad Amantea stiamo vivendo un momento difficilissimo.

Proprio quando, dopo un’elezione, si doveva guardare ad un nuovo corso e ad una nuova speranza per una comunità che paga anni e decenni di malgoverno e cattiva gestione tutti presenti lì, nel dissesto.
Cosa accadrà? Ce lo chiedono in tanti, ce lo domandiamo tutti.
Gli arresti di Socievole e di La Rupa hanno squarciato il velo di ipocrisia che pendeva non solo su queste elezioni 2017, ma sul metodo elettorale che caratterizza Amantea, la Calabria e oltre.
Lo denunciamo da sempre dai palchi e nelle sedi giudiziarie.
Ma il sistema è così radicato e forte che si è riproposto ancora una volta con gli stessi schemi. Ovviamente la ben nota registrazione è solo la punta dell’iceberg, quella che si vede, possiamo tutti immaginare cosa vi sia sotto che non è emerso in Procura.
Il sindaco tace, fa finta di non sapere, nega la collaborazione con La Rupa salutato con stima dai palchi elettorali, referente dichiarato della lista azzurra.
Poi abbiamo l’assessore al Bilancio Rocco Giusta (ormai ex) indagato per truffa sui fondi dell’Unione Europea, che doveva rappresentare la figura cruciale e più importante del nostro comune in dissesto, ma che è accusato dalla Guardia di Finanza di Amantea di fatture false per nove milioni di euro.
In questa estate post-elettorale che doveva essere per Amantea ricerca di normalità e serenità, e lavoro per i flussi turistici in realtà ridotti a nulla, abbiamo solo cronache giudiziarie che ci hanno portato alla ribalta nazionale e grande incertezza per il futuro.
Ecco perché in questo momento sentiamo di rivolgerci a tutti i cittadini, indipendentemente dal voto che hanno espresso e sentiamo il bisogno di cercare una strada per ristabilire in qualche modo la serenità di questa comunità che eravamo pronti a governare.
Immediatamente abbiamo chiesto le dimissioni della giunta Pizzino, perché riteniamo che nessuna serenità possa venire da un’amministrazione che ha agito nei modi che abbiamo visti e sentiti.
Abbiamo anche rivolto un appello accorato al sindaco, ma nessuna risposta.
Non possiamo più accettare silenzio e omertà.
Incontriamoci e parliamone, e facciamolo nelle sedi istituzionali, il Consiglio Comunale, in cui i cittadini possano vedere e sentire e sapere, e non solo immaginare cosa accade nelle segrete stanze.
Non si riunisce da più di un mese il consiglio dopo la prima seduta del 26 giugno, non sono state formate le commissioni consiliari, sembra un consiglio morto prima ancora di nascere.
Oggi abbiamo protocollato una richiesta per un consiglio urgente, in quanto Riteniamo necessario un momento di confronto pubblico su quanto accaduto perché ognuno esprima le proprie valutazioni e soprattutto per dare conto alla cittadinanza di quanto stia accadendo e possa accadere.
Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità davanti alla cittadinanza di Amantea.
Ad Amantea stiamo vivendo un momento difficilissimo.
Proprio quando, dopo un’elezione, si doveva guardare ad un nuovo corso e ad una nuova speranza per una comunità che paga anni e decenni di malgoverno e cattiva gestione tutti presenti lì, nel dissesto.
Cosa accadrà? Ce lo chiedono in tanti, ce lo domandiamo tutti.
Gli arresti di Socievole e di La Rupa hanno squarciato il velo di ipocrisia che pendeva non solo su queste elezioni 2017, ma sul metodo elettorale che caratterizza Amantea, la Calabria e oltre.
Lo denunciamo da sempre dai palchi e nelle sedi giudiziarie.
Ma il sistema è così radicato e forte che si è riproposto ancora una volta con gli stessi schemi. Ovviamente la ben nota registrazione è solo la punta dell’iceberg, quella che si vede, possiamo tutti immaginare cosa vi sia sotto che non è emerso in Procura.
Il sindaco tace, fa finta di non sapere, nega la collaborazione con La Rupa salutato con stima dai palchi elettorali, referente dichiarato della lista azzurra.
Poi abbiamo l’assessore al Bilancio Rocco Giusta (ormai ex) indagato per truffa sui fondi dell’Unione Europea, che doveva rappresentare la figura cruciale e più importante del nostro comune in dissesto, ma che è accusato dalla Guardia di Finanza di Amantea di fatture false per nove milioni di euro.
In questa estate post-elettorale che doveva essere per Amantea ricerca di normalità e serenità, e lavoro per i flussi turistici in realtà ridotti a nulla, abbiamo solo cronache giudiziarie che ci hanno portato alla ribalta nazionale e grande incertezza per il futuro.
Ecco perché in questo momento sentiamo di rivolgerci a tutti i cittadini, indipendentemente dal voto che hanno espresso e sentiamo il bisogno di cercare una strada per ristabilire in qualche modo la serenità di questa comunità che eravamo pronti a governare.
Immediatamente abbiamo chiesto le dimissioni della giunta Pizzino, perché riteniamo che nessuna serenità possa venire da un’amministrazione che ha agito nei modi che abbiamo visti e sentiti.
Abbiamo anche rivolto un appello accorato al sindaco, ma nessuna risposta.
Non possiamo più accettare silenzio e omertà.
Incontriamoci e parliamone, e facciamolo nelle sedi istituzionali, il Consiglio Comunale, in cui i cittadini possano vedere e sentire e sapere, e non solo immaginare cosa accade nelle segrete stanze.
Non si riunisce da più di un mese il consiglio dopo la prima seduta del 26 giugno, non sono state formate le commissioni consiliari, sembra un consiglio morto prima ancora di nascere.
Oggi abbiamo protocollato una richiesta per un consiglio urgente, in quanto Riteniamo necessario un momento di confronto pubblico su quanto accaduto perché ognuno esprima le proprie valutazioni e soprattutto per dare conto alla cittadinanza di quanto stia accadendo e possa accadere.
Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità davanti alla cittadinanza di Amantea.

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IL M5s AD AMANTEA NON FA MEMORIA CON L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Oggi è il 19 luglio, un giorno che a noi adulti fa venire la pelle d’oca.

Nel 1992 non erano nati i diciottenni di oggi ed erano appena nati i venticinquenni.
Noi che l’abbiamo vissuto che dovere abbiamo nei loro confronti?
Il nostro dovere morale è quello di far conoscere a questi giovani chi era Paolo Borsellino e cos’è successo il 19 luglio.
Quanti di noi conosciamo a fondo la vita di quest’uomo eroe, del suo grande amico Giovanni Falcone, del suo mentore Rocco Chinnici, degli uomini di scorta eroi invisibili e cosa abbia realizzato il pool antimafia?
Non è certo con queste poche righe che riusciremo ad esprimere il rigore morale, la giustizia, il rispetto per la vita, il lavoro come missione, cosa sia il coraggio, e cosa un uomo possa realizzare attraverso la forza della coerenza.
Non ci riusciremo, e così ci limitiamo a ricordare.
Paolo Borsellino era un uomo, che nella vita ha fatto quello che c’era da fare, ha fatto il suo dovere al quale il suo cuore non sapeva sottrarsi, un uomo che il 19 luglio del 1992 è stato ucciso insieme alla sua scorta, così come altri magistrati eroi prima di lui.
Perché abbiamo il dovere morale di ricordare? Perché la vita è una continua lotta tra il bene e il male e ogni momento si decide da che parte stare.
Noi abbiamo deciso di stare dalla parte del bene e della giustizia perché la nostra indole non ci permette altro.
E stare da questa parte implica dire le cose come stanno e rifiutare l’ipocrisia e le linee d’ombra, che prima ti confondono, poi ti spingono ad accettare il compromesso, poi inevitabilmente ti portano dalla parte sbagliata.
Per noi oggi commemorare Borsellino, una persona uccisa dalla mafia e non solo, che la mafia ha denunciato e combattuto, significa sentire profondamente dentro noi stessi di appartenere al pensiero e all’agire di quella persona, significa cercare attraverso la nostra piccola quotidianità di mettere in pratica quelle idee, di essere coerenti con quanto si pensa, si dice e si fa.
Quando però l’azione non corrisponde alle parole pronunciate e di facciata, allora c’è qualcosa che non va, allora si genera ipocrisia.
È da questa che noi oggi prendiamo le distanze, non dalla commemorazione alla quale siamo stati invitate, ma da quell’ipocrisia che abbiamo già denunciato nel primo consiglio comunale.

Il 26 gennaio 1989 Borsellino diceva: “L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.” E per mafia si intende chi condiziona la libertà dei cittadini e il regolare andamento delle funzioni pubbliche, con metodi fondati su omertà, silenzio, intimidazione e violenza.
Ancora Borsellino diceva: “La lotta alla mafia (…) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità.”
Stasera alle ore 21 l’amministrazione comunale ci ha invitato ad una cerimonia in Piazza Falcone e Borsellino.

Ma noi non ci saremo!
Prendendo atto della correttezza istituzionale dell’invito che ci è stato rivolto e di cui ringraziamo, ci vediamo però costrette, in virtù dell’attualità e delle considerazioni espresse, a disertare la manifestazione prevista per questa sera, perché prendendo come esempi questi uomini eroi e facendo politica in prima persona, siamo chiamate ad una coerenza profonda e autentica che non possiamo e non vogliamo tradire.
La memoria di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta caduti in via D’Amelio 25 anni fa, per tenere fino all’ultimo alta la fiaccola della legalità, va onorata, ricordata e perseguita.
Lo faremo nelle prossime settimane con la presenza di parlamentari della commissione antimafia, rivolgendoci soprattutto a voi giovani, a voi che rappresentate il futuro della comunità , a voi che tra qualche anno sarete la nostra classe dirigente per continuare a ricordare i gesti e le parole di quegli uomini eroi che sono morti anche per noi.
Il minimo che possiamo fare è avere il coraggio di scegliere da che parte stare.
“La paura è umana, ma combattetela con coraggio!”
#ilcoraggiodicambiare
#M5s
#amantea5stelle

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